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Il genere Conophytum

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 Conophytum sezione biloba

 

Conophytum lacteumDopo diverso tempo torniamo a parlare di Conophytum, un genere piuttosto ampio; per meglio capire è bene intraprendere la strada utilizzando le sezioni con cui il genere è stato suddiviso. Le sezioni sono dei gruppi in cui sono state suddivise le varie specie analizzando le loro somiglianze; questo metodo è spesso usato in botanica specie quando si ha a che fare con generi molto ampi. Procedendo in ordine alfabetico la prima sezione è la Biloba. Salta subito alla vista il motivo del nome, infatti, le specie appartenenti a questa sezione hanno la coppia fogliare che termina con dei lobi allungati, in parole povere come “orecchie di coniglio”, questo è anche un loro soprannome. Io non posso mostrarvi tutte le specie appartenenti alla sezione Biloba e nemmeno riuscirò ad elencarvele tutte, il motivo è semplice: il genere Conophytum èConophytum lacteum ancora in forte espansione e alcune nuove specie mi sono ancora quasi sconosciute o comunque non saprei a quale sezione siano state attribuite. Per questo mio articolo mi baserò sulla mia esperienza utilizzando a supporto il libro “The genus Conophytum, a conograph” di Steven Hammer pubblicato nel 1993. Ovviamente nel frattempo sono state fattdiverse nuove scoperte che non sono ancora molto commercializzate e quindi la maggior parte delle specie che sono nel libro sono anche quelle maggiormente coltivate tra gli amatori.

Eccovi un elenco delle piante che fanno parte della sezione biloba:

  • Conophytum bilobum subsp. altum 
  • Conophytum bilobum subsp. bilobum e sue varietà 
  • Conophytum bilobum subsp. claviferens 
  • Conophytum bilobum subsp. gracilistylum 
  • Conophytum chauviniae 
  • Conophytum frutescens 
  • Conophytum meyeri 
  • Conophytum velutinum subsp. polyandrum 
  • Conophytum velutinum subsp. velutinum

Conophytum bilobum altum Conophytum velutinum polyandrumConophytum aff. meyeri ?

Le specie provengono per la maggior parte dalle seguenti zone del Sud Africa:

  • Sandveld
  • Namaqualand
  • Richtersveld

Conophytum frutecensConophytum frutecens strana formaConophytum frutecens strana formaLe specie appartenenti a questa sezione sono tutte piuttosto robuste, di colore verde intenso, molto spesso con carenatura rossa. Le piante svernano tranquillamente in serra fredda, anche meglio di quelle appartenenti ad altre sezioni, infatti resistono bene a temperature che si abbassano al livello di zero gradi. Sebbene il genere sia considerato tra le succulente acauli (prive di fusti e rami), in questa sezione troviamo alcune tra le specie più ramificate; in alcuni casi si alzano come veri e propri cespuglietti anche di 15 cm, non sono quindi certo da considerarsi acauli.
Altra particolarità dei Biloba è che a volte, in piena estate, sembrano voler entrare in vegetazione, ma è necessario resistere alla tentazione di dare acqua. Conophytum frutescens fiorisce a Maggio – Giugno (solitamente i Conophytum sono a fioritura autunnale come i Lithops), a questa specie possiamo dare un po’ d’acqua durante la fioritura (che è di un bel arancio intenso), ma possiamo anche lasciarlo a secco senza che evidenzi problemi. Questa specie è l’unica della sezione a fiorire così fuori norma, ma non è l’unica dell’intero genere.
I fiori dei Conophytum sezione Biloba possono essere rosa più o meno intenso, arancione, gialli, magenta, raramente bianchi; la fioritura è diurna, i frutti molto grossi, la pianta si può considerare adulta all’età di 4 o 5 anni.
Conophytum velutinum polyandrumLa specie Conophytum Bilobum sono, nella sezione, quella col maggior numero di sinonimi, oltre cento, per questa ragione non sto ad elencarli. Tutti i Conophytum amano le crepe nelle rocce per crescere, spesso associati a muschi e licheni, si rubano lo spazio a volte con Adromischus, questo ci fa capire che amano un composto minerale ma non disdegnano che in esso vi sia dell’humus (muschi e licheni). Questo è valido in natura ma forse da noi è preferibile coltivarli in un composto minerale dando loro un supporto con una blanda concimazione. Possiamo iniziare a bagnare tra fine agosto e metà settembre, non sempre su tutti la risposta è pronta, ma non disperiamo, entro fine settembre si sveglieranno tutti. Nei primi due mesi si possono bagnare abbondantemente, poi quando si sono ben inturgiditi e hanno fiorito, basta solo un’umidità di mantenimento, altrimenti potrebbero spaccarsi le foglie (in alcune specie succede molto facilmente) e questo potrebbe aprire la strada ai marciumi. Io già a febbraio inizio a sospendere le annaffiature, a marzo devono ormai essere a riposo fino al prossimo settembre; durante i mesi caldi estivi è bene tenerli ombreggiati e possibilmente arieggiati. Può succedere che i vecchi cespi perdano totalmente le radici ed a volte anche i fusticini. Questo fa sì che al loro risveglio abbiano una certa difficoltà ad assorbire l’acqua che diamo loro e sembrano non rinvenire. Alcune volte è sufficiente insistere e mantenerli umidi perché riescano ad emettere nuove radici, che si intrufolano tra le parti vecchie e secche del cespo assorbendo nutrienti creati dai loro stessi corpi morti, altre volte però questo diventa pericoloso perché le spore fungine presenti nel nostro ambiente, alle quali molto probabilmente loro non sono abituati, potrebbero innescare del marciume e farci perdere il cespo intero. Spesso se non reagiscono abbastanza velocemente preferisco agire in modo diverso, purtroppo perderò il cespo, ma sono sicuro di salvare la pianta che diventerà tante piantine. Faccio cosi: prendo il cespo e divido tutte le coppie fogliari, lasciando attaccato solo il minimo indispensabile di fusticino sano per la radicazione; è importante eliminare tutte le parti morte e secche comprese le vecchie foglie, deve rimanere solo la parte verde. Dopo preparo un composto formato da torba acida di sfagno (PH 4) mescolata (ma non è estremamente necessario) con agriperlite, quel tanto che basta per dare un tantino di porosità, il tutto ben bagnato, in cui verranno piantate tutte le talee che abbiamo ricavato; esse vanno messe a dimora subito, senza lasciarle asciugare dopo il taglio.

Conophytum velutinumLe talee vanno poi mantenute umide fino a radicazione che dovrebbe avvenire di norma entro 10/ 15 giorni, dopo di che verranno trapiantate nella giusta composta minerale e bagnate. Queste operazioni, perché abbiano un buon successo (oltre il 90%) devono essere fatte durante il periodo di ripresa vegetativa tra settembre e metà novembre, in altri periodi la percentuale di riuscita si abbassa fino ad arrivare anche a zero se lo facciamo in pieno periodo di riposo. Se l’operazione viene fatta nel periodo di riposo non è detto che la talea debba morire, molte volte è solo ferma e ribagnandola nel periodo giusto potremmo avere la radicazione. Termino qui questa prima parte dedicata alla sezione Biloba; avremo modo di approfondire ancora l’argomento della coltivazione parlando delle altre sezioni del genere. Chi volesse approfondire il tema può iscriversi al gruppo facebook italiano:
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