come la natura spesso usi le stesse caratteristiche per bisogni diversi

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 faucaria tigrina

faucaria tigrina

Mi ha sempre sorpreso come spesso nell’universo della natura gli uni traggono beneficio da altri, siamo sempre inevitabilmente legati assieme, umani, animali, vegetali, e cose inanimate. Sebbene l’uomo spesso mi da l’impressione di un essere alieno rispetto al resto della natura, per via della sua indole così estranea al normale comportamento di tutti gli altri esseri presenti in questo nostro viaggio chiamato vita, anche lui comunque nelle sue invenzioni è legato spesso(o sempre?) a tutto il resto che lo circonda, dicono che forse la ruota sia l’unica vera invenzione che ha fatto del tutto sua, ma a me lascia dei dubbi perché anche un tronco che rotola diventa ruota se sezionato, e queste sono alcune delle cose che mi convincono nella mia fede in Dio (o qualunque sia il nome con cui vogliamo chiamarlo) che ha dato la possibilità a noi uomini di alzarci (forse) di uno scalino rispetto a tutto il resto.
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faucaria felina

faucaria felina

Scusate il discorso un po’ OT (fuori tema), torniamo alle aizoaceae, che rifacendomi al discorso appena fatto voleva introdurre il tema appunto del beneficio che alcune specie di questa famiglia traggono imitandone altre anche al di fuori delle succulente, l’esempio più alla vista è senz’altro la somiglianza di alcune specie di faucaria con dionea muscipula ( una pianta carnivora facente parte della famiglia delle droseraceae ed originaria del continente americano nella zona degli Stati Uniti tra il nord ed il sud Carolina),
dionea muscipula

dionea muscipula

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la specie che più spesso è nominata per questa somiglianza è Faucaria tigrina per i suoi finti denti, che assomigliano molto ai finti denti della dionea, in realtà la dionea non vuole assolutamente far assomigliare a dei denti le sue ciglia che servono solamente per intralciare la fuga degli insetti mentre chiude la trappola, se lo scopo fosse che assomigliassero a dei denti metterebbe in fuga gli insetti invece di attirarli che è invece il suo scopo principale per potersi nutrire. F. tigrina, invece, da come sembra, si pensa proprio che il suo scopo sia quello di incutere paura assomigliando ad una bocca o proprio alla dionea muscipula? La cosa sembra strana perché le due specie sono in continenti ed emisferi diversi l’una in sud Africa e l’altra in nord America, ma in natura la cosa non è strana perché ciò (o chi) che la modella è sempre la stessa mano, e come un pittore si identifica per la pennellata che usa nei suoi quadri così si identifica anche la mano che ha plasmato queste specie ( Dio per chi crede o la natura col suo stampo e la sua selezione che si ripete a seconda di dove e come serve),
faucaria tuberculosa

faucaria tuberculosa

quindi ecco che dove serve un certo tipo di pennellata li la troviamo più o meno vigorosa, certamente nel genere Faucaria troviamo che l’artista si è sicuramente sbizzarrito in pennellate di vario spessore, le varie specie che compongono questo genere infatti vanno da nessuna ciglia fino a numerose lunghe e vistose ciglia con denti assolutamente non pungenti ma la loro unica efficacia sta nell’aspetto di fauci animali o di spine, per apparire pericolose i loro nomi infatti danno bene l’esempio: F. felina, F. tigrina, F. lupina, c’è poi anche faucaria tuberculosa che con la parte interna delle sue foglie coperta da protuberanze più o meno evidenti ricreano anche l’aspetto di alcuni palati animali oltre ovviamente ai loro denti.
carruanthus ringens

carruanthus ringens

Un altro scopo ( e forse anche il vero) delle finte spine di faucaria sta, secondo il mio pensiero, specialmente per quanto riguarda F. tigrina con le sue finte spine che spesso si allungano molto sottili, nel mimetismo, infatti, nei periodi secchi quando tutto è sterpaglia e le piante succulente si ritirano il più possibile per cercare riparo dal calore, rimangono le foglie arrossate e puntinate, forse ad immedesimarsi nel terreno, e con quei filamenti a sembrare fili d’erba secca, quale miglior mimetismo dopo lithops e titanopsis? Le Faucaria sicuramente meritano il terzo posto in classifica. Spostandoci dal genere Faucaria , possiamo subito accorgersi che anche il genere Carruanthus è molto simile con numerosi denti senza ciglia e non pungenti ed anche qui il nome C. caninus rievoca nomi di fauci animali, in questo caso mi sembra più certo il motivo di difesa nella somiglianza a spine , dato la mancanza di filamenti. Spostandoci nella famiglia e cercando di rimanere in specie assomiglianti troviamo il genere Stomatium, con denti meno appariscenti e in minor numero, a volte più che denti assumono le sembianze di semplici protuberanze ai bordi fogliari.
stomatium rosedolens

stomatium rosedolens

stomatium agninum

stomatium agninum

Odontophorus e Cheiridopsis, generi molto affini tra loro, presentano anche in parte sviluppate, denti o protuberanze, che fanno pensare a denti in formazione, similspine le troviamo pure su Ruschia( R. uncinata, R. spinosa) e Antimima che spesso all’apice delle sue foglioline ha come un piccolissimo filamento a volte quasi invisibile , formazioni di spine le troviamo anche su Eberlanzia, genere che però a poco a poco sta venendo inserito su Ruschia.
ruschia uncinata

ruschia uncinata

In Mestoklema si possono notare, più che spine dei rametti secchi e rigidi che è il risultato di quello che resta della fioritura, e mentre Delosperma preferisce la morbidezza, le areole o meglio i diademi, agli apici fogliari di Trichodiadema(da cui prende il nome il genere) spesso il alcune specie sono molto rigidi e nei periodi più aridi se ci mettete le mani potrebbero anche pungervi.
I diademi di Trichodiadema

I diademi di Trichodiadema

Mi fermo qui ma molte altre specie e generi hanno nel loro abito la tendenza di mostrare caratteristiche molto vicine alle spine, solo che esse sono ancora in fase evolutiva non completa o aspettano semplicemente degli stimoli esterni per evolversi nel futuro forse in spine o forse scomparire come spine e preferire l’abito del mimetismo. In pratica mi sembra che l’artista modellatore abbia dato a tutte le specie viventi, le stesse possibilità di trasformazione, lasciando poi all’evolversi degli eventi e delle situazioni in cui ci si trova, lo sviluppo di alcuni caratteri che possono nei millenni o milioni d’anni formare generi e specie completamente diversi gli uni dagli altri, ma che restano dei caratteri anche completamente invisibili, che potrebbero in futuro cambiando gli stimoli esterni ritornare nei propri passi, salvaguardando in questo modo, continuamente, la sopravvivenza delle specie nei confronti dei cambiamenti, perlomeno di quelli meno repentini, da qui come si dice nel cristianesimo( scusate il mio continuo riferimento religioso in questo articolo): Dio creò il mondo( il concetto di mondo dovrebbe essere inteso in modo molto ampio,in questo contesto io lo chiamerei volontà), ma non finì la creazione lasciando che essa si perfezioni!