Arte & Botanica

L'arte in tutte le sue dimensioni

Argyroderma N.E.Br.

 

 

 

Costituito da undici specie e (forse) da una sottospecie, ma con al suo interno molte varianti soprattutto per quanto riguarda la colorazione dei fiori, il genere Argyroderma è piuttosto uniforme al suo interno per quanto concerne le esigenze colturali. Il nome deriva dal greco e vuol dire pelle d’argento, come ho potuto apprezzare lo scorso anno in una pianta che mi aveva spaventato perché pensavo che stesse morendo in quanto dal solito verdino è passata dopo alcuni giorni di caldo intenso a un color grigio argento molto particolare.

 argyroderma

Argyroderma si presenta come una succulenta costituita da due foglie sferiche compatte (con l’eccezione di A. fissum che ha foglie strette e allungate) e per la maggior parte da corpi singoli, ma alcune specie diventano anche cespitose; raramente sono a livello del terreno. I fiori possono essere gialli, magenta, rossi o raramente bianchi: nel loro areale, a causa di incroci naturali tra piante con colori diversi dei fiori, si può trovare un gran numero di variazioni cromatiche. I fiori sono singoli, con una base a forma di coppa, con sepali da sei a otto, e sono fusi in un tubo corto; gli stami formano un anello denso mentre gli stigmi sono uniti in un piccolo cuscino a forma di disco. I frutti sono capsule dotate da dodici a venticinque loculi, con gli scomparti dei semi ricoperti da membrane rigide. Alcune specie sono di facile identificazione, come ad esempio A. fissum, mentre altre si distinguono fra loro con estrema difficoltà, tanto che credo siano pochi gli esperti che riescono a farlo con una semplice occhiata. Purtroppo neanche i fiori aiutano oltre un certo limite, appunto perché all’interno della stessa specie vi possono essere molte varianti di colore.

 

Mi è stato chiesto di scrivere come coltivo questo genere: devo dire che la cosa mi impegna molto, dal momento che ho ancora io stesso difficoltà a capirlo del tutto e di conseguenza a spiegare bene il metodo che adotto per la coltivazione. Questo perché con queste succulente, come con alcuni altri generi particolari di piante, vado solitamente a istinto: è in fondo questo, dopo una continua osservazione, che mi fa prendere la brocca dell’acqua e versarla oppure che mi fa decidere di lasciarli a secco o di cambiare il vaso.

 

Argyroderma ha un areale di distribuzione piuttosto ridotto: cresce in un’area con piovosità soprattutto invernale, dove il termine “soprattutto” sta proprio a indicare che la pioggia non è esclusiva di tale periodo. Sono comunque piante che anche nel periodo invernale non gradiscono un esagerato apporto di acqua, specialmente se il clima stagionale è già di per sé piovoso o umido come quello dell’Italia centro-settentrionale. Esagerando con le irrigazioni, infatti, le foglie tendono a fendersi con crepe lungo tutta la loro lunghezza; solitamente non marciscono a causa di queste crepe, ma le “cicatrici” che rimangono sono sicuramente antiestetiche e restano come testimonianza del fatto che abbiamo sbagliato qualcosa nella coltivazione di queste piante. Se vi succede, quindi, non rattristatevi: capita anche agli esperti.


argyroderma 3 20131229 1333147636In estate vanno mantenute piuttosto asciutte, però ogni tanto possiamo idratarle un po’, senza esagerare perché le crepe sono sempre in agguato. Per ricreare il substrato più diffuso nel loro habitat è bene servirsi di un terriccio che sia poroso, ma che contenga anche della terra leggermente argillosa, sabbia e pezzi di quarzo, evitando di usare materiali calcarei. Nella Pianura Padana vegetano bene in serra fredda, a patto che la temperatura non scenda troppo sotto lo zero; in inverno necessitano di un’ottima luminosità solare, mentre in estate, se ombreggiati, rischiano meno la disidratazione e la perdita delle radici. Le piante giovani devono invece essere tenute sempre umide e ombreggiate. La fioritura avviene tra la fine dell’estate e l’autunno avanzato, prima della stagione delle piogge (inverno); Argyroderma fissum è l’ultima delle specie a fiorire e anche la più restia a farlo, almeno per quanto riguarda la coltivazione nell’Italia settentrionale. Tutte le specie di Argyroderma sono originarie della parte nord-occidentale della provincia del Capo Occidentale, in Sudafrica. Anche se il loro areale di distribuzione è molto ristretto, tanto da essere limitato al solo Namaqualand meridionale in una zona conosciuta come Knersvlakte, le piante risultano localmente assai abbondanti nel karoo succulento. In quest’area gli Argyroderma crescono principalmente su ghiaie di quarzo e pendii, in pieno sole, con precipitazioni invernali inferiori a 100 mm l’anno.

 

L’ibridazione intergenerica è possibile, ma non semplice. Il noto esperto Steven Hammer ha fornito la notizia di un misterioso ibrido ottenuto dal dr. M. Morgan utilizzando Lithops divergens var. amethystina, mentre con altre specie di Lithops l’ibridazione sembra non avere fornito riscontri favorevoli, anche se una speranza sembra ancora riposta nell’impiego a questo scopo di Lithops verruculosa. Sembra infatti che la maggior parte dei tentativi di ibridazione intergenerica porti alla fine solo un’autoimpollinazione dello stesso Argyroderma.

Da parte mia confermo di essere riuscito a ottenere ibridi intergenerici utilizzando come pianta madre un Argyroderma e polline sia di Conophytum che di Lithops. Le piante frutto di questa ibridazione sono tuttavia risultate molto delicate e quindi suscettibili agli inevitabili errori di coltivazione, tanto che solo due piante su venti nate da questi semi sono riuscite a sopravvivere.

Il genere è suddiviso in due sottogeneri:

 

A. sottogenere Roodia

A. sottogenere Argyroderma

A.     fissum

A.     fissum ssp. litorale

A.     subalbum

A.     pearsonii

A.     framesii ssp. framesii

A.     framesii ssp. hallii

A.     patens

A.     congregatum

A.     crateriforme

A.     ringens

A.     delaetii

A.     theartii

A.     testicolare

Ibridi

Argyroderma × octophyllum

A. fissum è uno dei progenitori di questo ibrido, l'altro può essere A. congregatum, A. crateriforme o A. delaetii. Si tratta del risultato di una delle ibridazioni naturali che occasionalmente si verificano in habitat. Di questo particolare taxon a volte si trovano piante isolate, altre volte delle piccole popolazioni, forse nate dalla stessa capsula di semi. Queste piante non mostrano un buon sviluppo vegetativo e hanno per lo più una scarsa fioritura; un tempo venivano quasi sempre descritte come aventi fiori gialli, ma ultimamente sembra che siano stati osservati anche esemplari con la variante rossa del fiore.

 

  • Argyroderma delaetii
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  • Argyroderma patens
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  • Argyroderma ringens
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  • Argyroderma sp.
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  • Argyroderma sp.Steenkampskraa
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  • Argyroderma subalbum DT6909
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  • Argyroderma subalbum DT6909
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  • Argyroderma testiculare
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